La Violenza di Genere
Percorso di scrittura terapeutica in libreria attraverso il libro di Giulio Cavalli – “I mangiafemmine”
Un laboratorio di scrittura terapeutica per dare voce a ciò che spesso resta nascosto, negato o rimosso.
Partendo dalla lettura di I mangiafemmine di Giulio Cavalli – un’opera cruda e necessaria che esplora le radici culturali e strutturali della violenza patriarcale – questo percorso invita a riconoscere, elaborare e trasformare il dolore in parola, la rabbia in consapevolezza, il silenzio in racconto.
Un tempo e uno spazio dedicati a chi sente il bisogno di guardare in faccia la violenza di genere, nei suoi molteplici volti (fisica, psicologica, sociale, simbolica) e di rispondere con la scrittura, come atto di cura, coraggio e resistenza.
Il percorso prevede:
🌀 Esercizi di conoscenza e fiducia per creare un cerchio di ascolto e presenza reciproca.
🔥 Riscaldamento teatrale ispirato alla teatroterapia per attivare corpo, voce e sensibilità emotiva.
📖 Lettura di brani selezionati da I mangiafemmine, per attivare pensiero critico, emozione e memoria personale.
🎨 Dispositivi creativi portati dalla conduttrice (immagini, oggetti evocativi, materiali simbolici) per stimolare l’immaginazione e facilitare l’emersione di vissuti.
🖋️ Scrittura individuale a tempo, guidata da domande, suggestioni o frasi-innesco, per mettere in parola storie, esperienze, riflessioni, emozioni.
💬 Condivisione facoltativa dei testi scritti e momento collettivo di rielaborazione, in un clima di rispetto profondo, ascolto empatico e non giudizio.
A chi si rivolge:
A tutte le donne che desiderano mettersi in ascolto, risvegliare parti di sé dimenticate, rinnovare la relazione con il proprio femminile e con la propria potenza creativa.
Non è richiesta alcuna esperienza teatrale.
Solo il desiderio di scoprire, sperimentare e lasciarsi trasformare dal mito.
Durata
10 incontri settimanali
Costi
150 euro
Ogni incontro si chiude con compiti facoltativi per la settimana: letture, scritture, materiali da portare o cercare, per proseguire il processo anche nel quotidiano.
Questo percorso non intende fornire risposte, ma generare domande autentiche. Non intende sostituirsi alla denuncia, ma affiancarsi al processo di riconoscimento, parola e trasformazione.
Perché scrivere la violenza è un modo per non esserne più prigionieri. E perché anche la parola può essere un atto di giustizia.
